La meta finale non è arrivare ma andare
Il bello della corsa - e lo avranno sperimentato tutti i runners - è la possibilità di parlare e di ascoltare il proprio corpo. Un esercizio affatto banale bensì utile per comprendere la propria personalità.
Capita spesso di prendere parte ad una corsa e avere una strana sensazione durante la gara. Ti sei allenato bene ma qualcosa non va come dovrebbe.
Non tutte le corse, così come le ciambelle, escono con il buco: alcune volte ti svegli troppo presto e riposi male, altre devi percorrere qualche chilometro di strada per raggiungere la destinazione e arrivi sfiancato, spesso hanno la meglio mal di gola, stomaco gonfio e intestino furioso anche se la sera prima sei stato preciso.
Non tutte le corse, così come le ciambelle, escono con il buco: alcune volte ti svegli troppo presto e riposi male, altre devi percorrere qualche chilometro di strada per raggiungere la destinazione e arrivi sfiancato, spesso hanno la meglio mal di gola, stomaco gonfio e intestino furioso anche se la sera prima sei stato preciso.
Al di là di questi aspetti che inevitabilmente influenzano il risultato di una gara, c'è una cosa sulla quale riflettere: la sana voglia di competizione che sale a prescindere dalla forma fisica. Quella adrenalina che ti prende ed inebria il cervello quando inizi a vedere gli altri andare ad un buon ritmo e poco importa se tu dietro arranchi e al secondo passo hai già il fiatone! Quel che conta è andare avanti. E' vero, avresti voglia di mandare tutto all'aria, ma fortunatamente interviene il lato buono del cervello. "Never give up" il buon neurone urla e riprendi la marcia tra mille pensieri.
In fondo a che serve stare al passo degli altri? Qual è il problema se arriviamo dopo? Cosa è questa ansia dei tempi record che stressa tutti e fa perdere l'entusiasmo della corsa stessa?
Viviamoci l'adrenalina della competizione e mettiamo da parte l'ansia della prestazione, in fondo non si compete per mostrare agli altri di essere migliori ma per condividere con gli altri quello che si è. E se si è una pippa, tutto sommato che male c'è!
In fondo a che serve stare al passo degli altri? Qual è il problema se arriviamo dopo? Cosa è questa ansia dei tempi record che stressa tutti e fa perdere l'entusiasmo della corsa stessa?
Viviamoci l'adrenalina della competizione e mettiamo da parte l'ansia della prestazione, in fondo non si compete per mostrare agli altri di essere migliori ma per condividere con gli altri quello che si è. E se si è una pippa, tutto sommato che male c'è!


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